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domenica 19 novembre 2017


© 2017 Stefano di Stasio per testo e foto. Qualsiasi tentativo di riproduzione o plagio sarà perseguito in termini di legge. PAPPONE è in dialetto il nome per indicare chi campa in maniera parassitica sfruttando il lavoro delle prostitute (n.d.r.)

HINT for SOUNDTRACK:
https://www.youtube.com/watch?v=TlGH5_YmUO0
A TRUE WARRIOR IS MEASURED NOT ONLY ON HIS STRENGTH BUT HIS HONOUR

I link alle puntata 2-3-4-5 li trovate in testa alla puntata 6:
PUNTATA 1 di “CONFESSIONI di Yelena/Elvira prostituta Moldava”:
PUNTATA 6 di “CONFESSIONI di Yelena/Elvira prostituta Moldava”:

Mi chiamo Yelena Serpocean, questo è il nome falso sul mio passaporto vero ottenuto corrompendo un funzionario della milizia, e sono nata in Moldavia 24 anni fa, a Drochia nella Transnistria, quella al confine con l’Ucraina. Dalle mie parti commerciano tutti in armi che esportano in tutta Europa. Sono venuta in Italia a fare la puttana direttamente due anni fa. Il mio nome di puttana è ELVIRA…

Allora, vecchio del cazzo che mi dai soldi per farmi le interviste e che dici che io non so chiavare, però tu mi fai arrivare come una troia, e chi cazzo ti capisce… Oggi ti parlo del mio amore. Eh, sì, stronzo di giornalista. Perché io faccio la puttana ma non sono puttana!
Ho una relazione stabile con Lorenzo che è il mio fidanzato. Poi è anche il mio pappone, nel senso che a lui dò una parte dei soldi che guadagno facendo bucchini e pecore dalla mattina alla sera. Ma questo non c’entra perché Lorenzo fa anche lo spacciatore e il trafficante. Diciamo che io l’aiuto con i soldi che faccio come puttana quando le cose gli vanno storte. È stato lui a convincermi che il lavoro adatto per me era quello di prostituta e lui stesso mi ha accompagnato qua a fare la puttana la prima volta a gennaio 2016, era un giovedì mattina. Gli do i soldi e lui mi protegge, una puttana ha sempre bisogno di un protettore. Io non sono sola come tu pensi. A lui non ho detto che mi vieni a intervistare e a chiavare, se no si incazza.
Però la storia di Lorenzo è lunga e mi devi dare 80 euro, perché mi perdo almeno tre clienti che vengono a chiavarmi e pecorina, hai capito giornalista del cazzo? Ma adesso fammi raccontare. E quando te la scrivi sul tuo blog del cazzo, Parole e Fotografie, non inventare stronzate, hai capito?

Lorenzo Miano, detto il pugliese, era sempre stato un bel ragazzo. Capelli neri, carnagione bruna, alto un metro e novanta, fisico slanciato. Adesso i capelli non si vedevano perché se li faceva a spazzola ma si era fatto crescere un po’ di barba, sempre rasata. Nel quartiere dove era nato, alla periferia di Andria, non c’era una ragazza che non aveva tentato di scoparselo già ai tempi della scuola media. Poi Lorenzo aveva preso il patentino per lavorare sulle macchine escavatrici che fanno movimento terra nei cantieri. La scuola non faceva per lui. Nel settore dove si era arruolato, comanda la camorra in Campania e la Sacra Corona in Puglia, ma le due organizzazioni si conoscono e si scambiano uomini e favori. Così Lorenzo era venuto a Aversa, dove fra costruzioni, appalti di strade e occultamento di rifiuti tossici, modestamente, c’erano i criminali più bravi d’Italia, anche se uno deve essere proprio un coglione per avvelenare la terra dei propri parenti e nipoti in cambio di 1000 euro per quintale di munnezza velenosa interrata. Comunque, Lorenzo si era reso conto del fatto che tutto l’affare dei boss era ben congegnato e fruttava quintali di soldi, e lui i soldi li spendeva perché gli piaceva fare baldoria nei locali notturni di Carinaro, vicino Aversa. Le imprese di camorra, naturalmente in sub-appalto, controllavano il movimento terra nella costruzione di strade e edifici, e la terra che toglievano di là, la mettevano nelle cave di tufo dei mazzoni per interrare tonnellate di rifiuti tossici, e sopra alla terra messa per coprire ci facevano fare anche un bell’allevamento di bufale che producevano mozzarella biologica. Tanto quando venivano le ispezioni si scambiavano sempre le stesse dieci bufale fra un allevamento e l’altro, dieci bufale sanissime naturalmente.
Lorenzo stava a libro paga dell’organizzazione. Poi era arrivato un colonnello dei Carabinieri di Caserta, un cacacazzo figlio di buona donna che in un paio di anni ne aveva fatti arrestare una dozzina di capi camorristi. E niente, non se l’erano riusciti a togliere dalle palle, allora la camorra non aveva magistrati infiltrati come adesso. Anche il capo di Lorenzo lo avevano arrestato e lui era rimasto senza lavoro, ora si arrangiava a fare lavoretti per conto di capoclan locali, ma i soldi non erano più quelli di una volta.
Poi, un giorno aveva avuto l’idea che gli avrebbe cambiato la vita, la gallina dalle uova d’oro, come l’aveva ispirato una favola che quella stronza di maestra elementare del suo paese, vicino Barletta, gli aveva raccontato, riuscendo a farsi ascoltare almeno per una volta, perché di solito quando lei parlava lui pensava a rubare merende e oggetti ai suoi compagni di classe. L’idea gli era venuta quando a 24 anni aveva conosciuto nel solito bar una prostituta bulgara sulla strada che collega Aversa a Gricignano. Lei si chiamava Denisa, aveva 28 anni, e veniva da un paese di campagna in Bulgaria. Da Denise, nome d’arte naturalmente, andavano quasi tutti uomini sposati con prole e anche abbastanza vecchi, che certo con i 20 euro che lei si faceva dare per spompinare qualche secondo e farsi chiavare a cosce aperte sul sedile della macchina del cliente, non sarebbero certo andati in fallimento né avrebbero insospettito le mogli con la loro spesa extra.

    © 2017 Foto Stefano di Stasio                         © 2017 Foto Stefano di Stasio

Denisa era stata colpita dalla bella presenza del pugliese, che poi riusciva anche a farsi notare per la sua simpatia, una dote che lei aveva cominciato a apprezzare facendo il suo onesto lavoro di puttana là, ai bordi della strada provinciale Gricignano-Teverola mentre si faceva chiavare dai clienti. Le prostitute dall’Est, di solito, ma non tutte però, avevano storie familiari tristi alle spalle e Denisa, la in Bulgaria, non aveva lasciato opere di bene. Un matrimonio fallito, un marito ubriacone e due figli da mantenere, che adesso stavano con la nonna. Il pugliese, la incontrava la sera, quando alle 18 in punto Denisa, rientrava accompagnata da una ex-prostituta Albanese, che dopo tante battaglie di fica, si era innamorata di un body-guard che era sposato. Peccato che la moglie Italiana del body guard, con la complicità di un maresciallo della Guardia di Finanza, le avesse nascosto delle buste di cocaina nella macchina nella quale andava a chiavare con l’uomo e tutti e due erano finiti sotto processo per spaccio di droga. Ma questa è un’altra storia
Lorenzo, dunque, incontrava Denisa al ritorno dal lavoro nel solito bar. Le offriva da ber e poi se la andava a chiavare nel retrobottega del bar che era gestito da un suo amico camorrista. Denisa aveva talmente perso la testa per lui che le ultime volte gli faceva il bucchino senza preservativo prima di chiavare e, si sa, le puttane in strada non lo fanno di solito per paura di malattie. Era nata così una relazione, che aveva fruttato a Lorenzo, abituato a trarre benefici concreti dal suo fascino nei confronti delle donne, delle belle chiavate gratis a spese di Denisa, alla faccia di tutti quei clienti benestanti che venivano da lei con i suv ai quali Denisa riusciva a volte a spillare anche 30 euro, quando li faceva godere bene. Lorenzo era stato furbo, non solo era riuscito a chiavarsi gratis la Bulgara, ma anche nei giorni di festa, che poi per la puttana è solo la domenica pomeriggio, Pasqua e Natale, la portava in giro per i locali. Sapeva che a Denisa piacevano le macchine belle, e le faceva guidare le macchine costose che si faceva prestare dai suoi amici camorristi. Quando Denise andava sugli assi mediano fra Aversa e Giugliano a 200 all’ora aveva talmente una scarica di adrenalina che poi, quando Lorenzo le dava il cazzo nella fica lei godeva subito e lo doveva accontentare con un pompino. Peccato che una volta, la donna fosse talmente su di giri, in preda ai fumi dell’alcol, che avesse distrutta completamente una BMV nera in un incidente bestiale. L’amico di Lorenzo, proprietario dell’auto, si era incazzato un po’, ma poi con i suoi amici camorristi del ramo assicurazione auto aveva imbastito una trastola simulando uno schianto accidentale contro un albero e aveva recuperato quasi tutti i soldi. Le cose andavano così da quelle parti. Non per niente i re Borbone, ci avevano inviato 300 anni fa ai lavori forzati tutti i galeotti del Regno di Napoli. Potenza della genetica!
Poi, trascorso qualche mese da quando aveva conosciuto Denisa, il pugliese fece il salto di qualità. Prima inventò delle scuse del cazzo, come per esempio che, a causa del poco lavoro, si era indebitato, e si fece dare piccole somme di denaro dalla puttana bulgara. Poi gradualmente le chiese sempre più soldi, senza nemmeno prendersi più la briga di inventare palle.
E così, dai 200 euro al giorno che Denise riusciva a incassare dai clienti a botta di bucchini, pecorine e seghe, Lorenzo era riuscito a ricavare un introito di 500 euro al mese, soldi che sommava a quelli che riusciva a guadagnare dalle altre sue due attività, che erano il movimento terra per seppellire rifiuti tossici nelle discariche abusive e lo spaccio di cocaina e crack. Poi Denisa gli faceva anche dei regali, e questo era cosa buon perché vuol dire che era contenta e che non si sentiva sfruttata.
Poi però erano cominciate a arrivare le scenate di gelosia. Nonda parte di Lorenzo però, che lui non se ne fotteva una mazza di chi si chiavava la giovane bulgara, ma da parte di Denisa, il che sarebbe una contraddizione per una che fa la puttana di mestiere. Allora perché era gelosa? Perché Lorenzo aveva cominciato a tentare l’arruolamento di altre ragazze prostitute, dopo un anno i 500 euro di Denise gli erano sembrati pochi e insufficienti. E quello che era bello era che alcune di queste, gliele aveva presentate Denise, perché erano sue colleghe. Fra queste c’era Miriam, sempre nome di battaglia, con la quale il pugliese aveva fatto subito amicizia a causa delle enormi tette di lei, e se l’era anche scopata quando Denisa aveva le mestruazioni, in modo da consolidare l’amicizia.
Poi Lorenzo, che andava in giro per night e discoteche e altri posti frequentati da giovani fiche, aveva conosciuto una ragazza moldava di 22 anni arrivata fresca fresca in Italia, Yelena Serpocean. All’epoca faceva la cameriera in uno di questi bar frequentati da camorristi imbottiti di soldi e cocaina. Lei l’aveva colpito perché la moldava aveva degli occhi celesti, delle zizze acerbe con i capezzoli all’insù di ragazza senza figli e una fica che era tutto un programma, anche se di culo era scarsa, perché Yelena odiava la ginnastica e le palestre. Non è che ci aveva messo molto a farle girare la testa e a trombarsela. Tanto più che Yelena beveva birra a tutto gas e anche qualche cocktail e quando era brilla era facile chiavarsela.
Ma ora Lorenzo doveva sbarazzarsi di Denisa. Si era rotto le palle della stessa fica, degli stessi occhi innamorati e dello stesso bucchino, Denisa non lo faceva più arrapare come ai vecchi tempi. E poi aveva ormai 30 anni, che significa che non poteva sfruttarla ancora per molto, a 35 anni le prostitute vanno in pensione, perché la concorrenza è alta e non battono più chiodo. Quindi, ora aveva il problema di sostituire la bulgara con la moldava.
Approfittò dell’occasione quando Yelena litigò con il proprietario del bar che se la voleva chiavare due volte a settimana, anziché una volta, come pattuito quando le aveva dato lavoro. E così, avvicino Yelena e cominciò a tessere la sua tela. Le disse: “Cercati un altro lavoro, ti aiuto io. Ascolta: ho parlato con alcuni amici miei. Loro hanno delle fidanzate che lavorano in strada e guadagnano in un giorno anche 500 euro, quello che tu guadagni in un mese facendo la cameriera in questo bar di merda gestito da quel porco di proprietario. Pensaci! Io ho un’amica che fa quel mestiere, lei è bulgara e ti può spiegare come si fa. Puoi andare da lei qualche giorno, poi ti trovo un posto migliore. Non dirle che io e te chiaviamo, lei è gelosa. Tra poco lei torna in Bulgaria a trovare i figli e farò in modo che non venga più in Italia, così potremo chiavare in santa pace io e te. È un lavoro come un altro, e poi ci sono io che ti proteggo.”
Yelena ci pensò tre giorni. Poi, il proprietario del bar, torno alla carica, era arrapato e i rifiuti della giovane Moldava lo facevano arrapare ancora di più. Yelena forzò la sua decisione e lo mandò affanculo accettando la proposta di Lorenzo il pugliese. E fu così che il 17 gennaio 2016, Lorenzo la accompagnò sulla strada provinciale a fare le marchette, con Denisa accanto a lei che le insegnava i rudimenti della prostituta, il pacco di 100 preservativi a 10 centesimi l’uno che vendeva di contrabbando il tabacchino malfamato, gli scottex imbevuti, che cosa i clienti potevano fare e che cosa no per non prendere malattie. Era un giorno umido e freddo. Il pugliese era riuscito nel suo intento. Non disse subito a Yelena che gli avrebbe dovuto dare una parte dei suoi guadagni. La sua tattica era chiara. Avrebbe aspettato che fosse stata lei a chiederle protezione.
Yelena cominciò a contare banconote di 20 e 50 euro nella sua borsetta e a comprarsi borse e abiti firmati e scarpe di 200 euro. Lorenzo si comportò esattamente come si era comportato con Denisa. Cominciò a chiederle piccoli prestiti, dicendo che non trovava lavoro. Poi altre cazzate, multe da pagare inventate e così via. Yelena, che si era scelto il nome di puttana Elvira, guadagnava più di Denisa, perché era più giovane della Bulgara, e quindi alla fine Lorenzo riuscì a farsi passare facilmente anche da lei 500 euro al mese senza sospetti o resistenze da parte della giovane Moldava. La storia andò avanti per 5 mesi. Poi nemmeno i 500 euro bastarono più a Lorenzo il pugliese. Denisa era tornata in Bulgaria e non sarebbe più tornata facilmente, perché Lorenzo, con l’amicizia di un poliziotto, l’aveva fatta beccare con delle dosi di eroina nella borsetta e l’avevano espulsa immediatamente su un aereo militare in volo da Roma a Sofia. Quindi Lorenzo adesso da Yelena doveva ottenere di più per compensare il mancato guadagno che gli veniva dalla perdita di Denisa. E quindi il pugliese escogitò un altro piano.
Finse di riuscire a procurare un’auto a Yelena-Elvira, lei non poteva acquistarla direttamente perché non aveva dimora in Italia e non aveva nemmeno il permesso di soggiorno. disse che era l’auto di un suo amico e che lui si era fatto prestare i soldi da un altro camorrista per anticipare l’acquisto e comprarla. Disse a Elvira che avrebbe potuto restituirli un po’ alla volta e le chiese di aiutarla, in fin dei conti con quella macchina Elvira avrebbe potuto guadagnare di più.


     © 2017 Foto Stefano di Stasio                         © 2017 Foto Stefano di Stasio

Per dimostrare a Elvira che effettivamente aveva bisogno di protezione, organizzò delle finte rapine. Si mise d’accordo con un altro complice della sua organizzazione, uno che aveva una macchina rossa con il cofano dipinto di nero. Questi andò dove Elvira si prostituiva e aspettò con una macchina civetta verde chiaro di un altro delinquente che la donna stesse appartata con un cliente. Poi, fulmineo, piombò nella casupola e afferrò la borsa di Elvira. lei non ci teneva soldi ma le chiavi di casa sì e quando non la trovò fu presa dalla disperazione di non poter rientrare nella casa che aveva affittato al nero da un poliziotto di Gricignano. E invece, che sorpresa! Ripassando dal bar dove si vedeva con Lorenzo, gli spiegò ciò che era accaduto e…in men che non si dica vide riapparire la borsa e anche le chiavi. A quel punto, era completamente in potere del pappone e accetto la sua richiesta di portare a 1000 euro il canone di protezione da versargli ogni mese. Tutto filò alla perfezione per i primi mesi. Ma quando le foglie cominciarono a cadere dagli alberi e la nebbia a salire a banchi dall’acqua del fiume che correva di fianco alla provinciale, i clienti cominciarono a farsi sempre di meno e cominciò a venire, come era successo con Denisa, il tempo delle vacche magre.
Erano ormai passati dieci mesi da quando Lorenzo era riuscito a portare Yelena a fare la puttana. Un poco la ragazza si era rovinata stando per strada sotto le intemperie e un poco le era passato anche l’entusiasmo iniziale perché Yelena Elvira aveva capito che non riusciva nemmeno a passare al suo protettore la cifra per la quale si era messa d’accordo, quando il guadagno si era cominciato a fare scarso. I clienti tiravano sul prezzo. Uno era venuto con 10 euro in mano e aveva detto: “Elvira se vieni con me io mi faccio una sega e ti do 10 euro, tu mi devi solo parlare, così mi arrapo e intosto per bene”. Un altro: “Io il bucchino non lo voglio, voglio solo la fica e tu mi devi fare uno sconto”. Yelena aveva opposto inizialmente fermi dinieghi a queste proposte ma, nelle giornate fredde d’inverno, cominciò a accettare volentieri chi le offriva al ribasso 15 euro per bocca e fica. Anzi, iniziò lei stessa a chiedere di meno per bruciare la concorrenza di quella puttana schifosa, come diceva lei, una bionda dai seni prosperosi che veniva dalla Romania e che stava un chilometro più in là, alla quale i clienti, stranamente, non mancavano mai. Lei stava a fare quel mestiere da più di cinque anni e aveva sempre clienti. Yelena Elvira non capiva perché! E ci si incazzava come una pazza. Cominciò a spargere voci false fra i clienti, che la bionda faceva senza preservativo che era sporca, che aveva malattie, ma non ci fu niente da fare. La bionda guadagnava più di lei e ogni giorno che passava, Yelena perdeva qualche cliente che si stancava di lei e correva dalla Romena.
E così, qualche mese di quel maledetto inverno, tolti dai suoi guadagni i soldi che dava per la protezione, non aveva nemmeno da pagare l’affitto e le bollette della luce, che di energia elettrica ne consumava tanta la sera, quando tornava a casa e si faceva la doccia indugiando finché tutta l’acqua calda non fosse consumata. Yelena conobbe per la prima volta da quando era venuta in Italia la sete di denaro. Là in Moldova, lei veniva da una famiglia ricca, il padre trafficava armi di fabbricazione russa con il medio oriente.
A lei, a Yelena, le piaceva bere la sera e fare baldoria con qualche amica con la disperazione che solo la speranza uccisa fa nascere nelle anime perse. Cominciò anche a tirare cocaina. e perciò i soldi che guadagnava truffando a qualche anima bella di umana pietà, lei se li spendeva lo stesso prima di tornare al bar dove la aspettava ogni settimana Lorenzo per riscuotere. Lui cominciò a trattarla male, aveva capito che la ragazza non tirava più come merce per la clientela e anche che si era rotta le palle di fare la puttana. E se l’era chiavata con violenza, facendole arrossare a suon di schiaffi il culo, finché a Elvira le erano venuti dei lividi, lei aveva il culo delicato e pieno di brufoli. Anche Elvira come Denisa non riusciva più a guadagnare abbastanza soldi per mantenerlo a sbafo.
Ma lui sapeva cosa fare, aveva il polso della situazione. Già dalla settimana prima aveva cominciato a frequentare quei posti per i quali devono passare tutte queste giovani fiche che vengono alla ricerca dell’oro in Europa. E aveva conosciuto Sofia, uno schianto di ragazza albanese bionda di 20 anni. Se la chiavò dopo averle offerto una bottiglia di prosecco e ospitalità per qualche giorno. Come sempre, le avrebbe detto che lui conosceva un sacco di gente e le poteva procurare una casa e un lavoro per i primi tempi che stava in Italia.
Con questa era stato più facile che con le altre.
Aveva cominciato a lavorarsela, ormai il suo format di lavoro era semplice e consolidato. Sarebbe rimasto in contatto con la nuova vittima, fingendo di aiutarla a trovare un lavoro al nero e, invece, avrebbe aspettato, quand’anche lo avesse trovato, che lo perdesse. Con qualche ragazza dei giri precedenti, era stato lui in persona a denunciare il datore di lavoro, naturalmente in forma anonima. Una volta senza occupazione il più era fatto. Alla gallina sarebbe mancato il terreno sotto i piedi e figuriamoci se non avrebbe accettato le piccole somme di denaro che lui le avrebbe dato dicendo non ti preoccupare, questi soldi che ora ti presto poi me li dai quando trovi un altro lavoro.
Tra qualche settimana sarebbe riuscito a collocare a qualche angolo di strada anche Sofia a fare soldi con la fica là sul ciglio di una strada provinciale del cazzo e avrebbe mollato Yelena, così come aveva fatto con Denisa prima di lei, casomai prendendola a sberle e urlandole in faccia che la lasciava perché era una troia che se ne fotteva di tutti i progetti che lui aveva fatto di vita insieme.
E Yelena come era successo a Denisa, si sarebbe messa pure a piangere dicendo “è colpa mia.
Sarebbe venuto il turno di Sofia. Le avrebbe parlato, davanti a qualche cocktail in uno dei locali della sua organizzazione criminale e le avrebbe detto il solito mantra: “Tu meriti molto di più Sofia, sei diversa dalle altre ragazze. Io ti amo davvero e ti farò guadagnare anche 500 euro al giorno. Potrai comprarti un sacco di cose, profumi, scarpe, vestiti, e potrai aiutare anche la tua famiglia se vorrai. Staremo bene insieme. Anche io lavoro e potremo fare la bella vita. Non mi credi? Allora guardami. Io sono un uomo, un uomo vero, non sono uno di quei parassiti che si fanno mantenere da una donna, lo sto facendo solo per aiutarti, questo lo capisci, vero, amore mio?”.

© Stefano di Stasio - Ogni riferimento a persone e/o fatti realmente accaduti è puramente casuale

mercoledì 18 ottobre 2017


© 2017 Stefano di Stasio per testo e foto. Qualsiasi tentativo di riproduzione o plagio sarà perseguito in termini di legge
I link alla puntata 1 e alla 5, i link alle pentate 2, 3, 4 li trovate in testa alla puntata 5:
PUNTATA 1 di “CONFESSIONI di Yelena/Elvira prostituta Moldava”:
PUNTATA 5 di “CONFESSIONI di Yelena/Elvira prostituta Moldava”:


Pubblichiamo la parte 6 dell’intervista a questa giovane Moldava. La rispettabile meretrice, come da qualifica lavorativa definita da alcuni giuristi togati Italiani, ci rivela che assapora un gusto perverso nel provocare rocamboleschi incidenti stradali. Ci parlerà del brivido sottile e irresistibile che prova quando si mette alla guida della sua auto a tutta velocità dopo aver assunto in dosi abbondanti alcol e cocaina. Ne conseguono frequenti e disastrosi incidenti stradali che esitano puntualmente nella totale distruzione della sua vettura e, talvolta, nel ferimento e danno di altri malcapitati autisti Italiani senza colpa.

Mi chiamo Yelena Serpocean, questo è il nome falso sul mio passaporto vero ottenuto corrompendo un funzionario della milizia, e sono nata in Moldavia 24 anni fa, a Drochia nella Transnistria, quella al confine con l’Ucraina. Dalle mie parti commerciano tutti in armi che esportano in tutta Europa. Sono venuta in Italia a fare la puttana direttamente due anni fa. Il mio nome di puttana è ELVIRA…

Oggi ti racconto di una cosa che ti farà impressione, caro giornalista. E sai perché? Perché qua, i preti cattolici del cazzo vi insegnano che non bisogna autoinfliggersi ferite e danni. A noi che veniamo dalla Transnistria, ci insegnano che il coraggio di ferirsi da soli è necessario se vuoi diventare un vero criminale. Siamo cresciuti così, d’altra parte Nicolai Lilin è nato in Transnistria, quello che ha scritto Educazione siberiana. Che poi non ho mai capito perché un Moldavo del cazzo parla di educazione siberiana. Ah, tu dici perché la sua famiglia è originaria della Siberia? E che vuol dire? I ragazzi crescono come criminali da noi in Transnistria non a Novosibirsk. Là c’è brava gente, ci abita una mia amica. Comunque, oggi ti racconto del mio passatempo preferito: sfasciare le macchine a tutta velocità dopo che mi sono sballata con l’alcol e la cocaina. C’è da dire che le macchine che ho distrutto non erano mai le mie, eh! Una me l’aveva prestato un mio amico, subito dopo che mi ero fatta chiavare come una troia, perché dopo che hanno sborrato i maschi italiani non sanno dire di no. Un’altra, una SUZUKI, i soldi per comprarla, diciamo così, da un’altra puttana, me li aveva dati uno stronzo al quale avevo raccontato che con una macchina avrei cercato un lavoro onesto. Figurati! E quel coglione ci ha pure creduto! Invece questa SMART me l’avevano data quelli della mia organizzazione e la stavo ancora pagando, a rate di soldi e a rate di bucchini e pecore, diciamo un po’ in denaro e un po’ in natura.
Comunque, l’ultimo incidente della serie è successo nemmeno un mese fa, è stato quando ho sfasciato la mia SMART bianca nuova di zecca fuori a un distributore di benzina. E pensare che qualche giorno prima mi avevano fermato i carabinieri e mi avevano detto che con la patente moldava non potevo guidare in Italia. E figurati se sapevano che la patente moldava era falsa. L’ho comprata per 100 euro. Io esami di guida non ne ho mai fatto, sono una autodidatta. Poi i Carabinieri si sa, quando vedono una puttana pensano sempre che è una ragazza sfortunata, che la sfruttano, che se potesse lei la puttana non la farebbe, che ha i figli a casa da mantenere ecce cc tutte queste stronzate. E meno male che sono così, perciò l’Italia è il paese della puttana! Prendi me per esempio: io sono ricca di famiglia, mi sfruttano è vero, perché qua mi piace avere la banda più potente alle spalle, quelli con le macchine più fiche, tutte AUDI e BMW, ma a me mi piace fare la puttana perché sono stata sempre una troia da quando ero piccola. E se penso che gli altri devono buttare sudore per guadagnare nemmeno la decima parte di quello che faccio io in un mese, a me mi viene da ridere. Non è meglio usare la fica per fare i soldi, anziché le mani? Si suda di meno no?

     © 2017 Stefano di Stasio                                                           © 2017 Stefano di Stasio

Comunque ti stavo raccontando dell’ultimo incodente. Ti dicevo, stavo giù di morale, quel giorno non avevo guadagnato nulla, i miei clienti non vengono a chiavare dopo il 15 del mese hanno finito i soldi. Latitanti agli arresti domiciliari non ce ne stavano che potessero “evadere” per avere giustamente il sollievo di essere fatti un bucchino da me e di potermi chiavare a pecora. Allora ho deciso di consolarmi e di provare il tipo di brivido che preferisco, io a fare la puttana non godo più con il cazzo degli uomini e allora in qualche modo mi devo consolare! Avevo in borsa alcune dosi termosaldate in nastri di quattro, sono i nastri che vendono a 300 euro i miei amici al dettaglio fuori i locali di Aversa. Una dose 100, quattro dosi 300, un buon affare, no? Erano quelle con cui mi avevano pagato per sorvegliare il giorno prima che la consegna della merce nella campagna in cui faccio la puttana andasse a finire nelle mani giuste. Ho separato dal nastro una dose di cocaina.
Prima di tirare la coca, io mi bevo una Radbull, questa già mi mette in euforia, non so perché. Quando mi faccio di sera allora prima mi bevo 4-5 cocktail e allora la Radbull non è necessaria. Ma di giorno quando faccio la puttana non bevo alcol, perché altrimenti questi stronzi di clienti mi chiavano e se ne vanno senza pagare, o mi chiavano sfilandosi il preservativo, mi è successo già una volta.

Così ho fatto anche l’altro giorno, la mattina mi sono comprata una Radbull e due cannucce. Poi sono venuta qua. Non ho preso cazzi fino all’una di pomeriggio. Zero cazzi, zero euro, che tristezza!
Allora, mi sono appartata sotto quell’albero storto laggiù, ho reclinato leggermente il sedile posteriore, mi sono bevuta la Radbull usando la prima cannuccia e contemporaneamente ho fumato due tre sigarette. Poi ho tirato fuori la cocaina, me la sono sistemata sul pacchetto di sigarette e con la seconda cannuccia, l’ho aspirata prima con una narice e poi con l’altra narice. Poi ho chiuso gli occhi.
È proprio allora che provo una sensazione unica, come se un gigante, mi mettesse una mano sotto il culo e mi sollevasse in alto, in alto su fino al cielo. E, contemporaneamente, mi viene una energia pazzesca, non riesco a tenermi. Sento il flusso di sangue che pulsa nelle mie vene e una voglia di gridare a squarciagola. E di aggredire chiunque. Sì divento aggressiva quando mi faccio di cocaina. E così è successo anche l’altro giorno. Sentivo un fremito per tutto il corpo, dovevo andare a tutta velocità, mi sentivo la padrona del mondo. La padrona assoluta, vaffanculo i cazzi, i preservativi, i bucchini, vaffanculo anche a questi camorristi del cazzo che vogliono guadagnare sulla mia fica e sui cazzi che ci sborrano dentro.

      © 2017 Stefano di Stasio                                                           © 2017 Stefano di Stasio

Ho messo in moto la SMART e mi sono diretta a tutto gas al distributore di benzina qua vicino. C’era un ragazzo, uno con gli occhiali.
Gli ho detto: stronzo, mettimi 5 euro di benzina e sbrigati. Quello mi ha guardato da sotto gli occhiali come per dire: e questa chi cazzo è?
Allora io ho sollevato un poco la minigonna e gli ho fatto vedere lo slip, e contemporaneamente, mi sono abbassata gli occhiali da sole e l’ho guardato ammiccando e battendo le ciglia come faccio quando voglio fare la civetta, agli uomini così già gli comincia a venire duro.
Naturalmente, a quel coglione gli è passata qualunque voglia di mandarmi affanculo. Si è sbrigato a rifornirmi di benzina e io gli ho detto andandomene: ciao tesoro, tieniti duro eh! mi raccomando!
Ma quello secondo me, nemmeno ha capito che cazzo stavo dicendo. Ho messo in moto e ho premuto tutto il gas dirigendomi all’uscita del distributore. Mi sentivo potente, potente, potente… BUMMM! Uno schianto bestiale e, contemporaneamente un grido disperato: ooooohhhh! Avevo preso in pieno uno stronzo che passava sulla strada provinciale con la sua vecchia utilitaria. Gli ero entrato in pieno nella fiancata destra, uscendo dalla piazzola del distributore senza nemmeno guardare chi stava arrivando dietro di me. Ho scaraventato l’utilitaria nel fosso ai bordi della strada dalla parte opposta della corsia di marcia. Che bel botto! Aaaah! Mi sono sentita potente. Che soddisfazione, ho fatto un altro sfascio e ne ho sbattuto un altro in aria. Cazzo, questo stronzo portava la moglie a fianco, dal lato dove gli sono andato addosso con la mia SMART. Che cazzo ha potuto dire quel vecchio pazzo! La moglie a fianco era diventata bianca, mia vaveva visto entrare con il muso della SMART nella sua portiera. Vecchia troia! Ah ah ah ah. Sono scesa gli ho dato ragione, sempre ragione, poi è venuto anche il ragazzo della pompa di benzina, quello con gli occhiali che glielo avevo fatto venire duro cinque minuti prima mentre facevo rifornimento. Ho firmato il CID e vaffanculo vecchio. Lui diceva che la moglie si era fatta male e che voleva chiamare la polizia. Io glio ho detto: se chiami la polizia, io non ti firmo il CID e i soldi per aggiustarti la macchina li vedi fra un anno, se ti va bene! E l’ho fatto ragionare. A volte capita che lo stronzo con il quale mi scontro con la macchina è un mio cliente e allora gli faccio un pompino, gli firmo il CID e lo faccio felice.


     © 2017 Stefano di Stasio                                                           © 2017 Stefano di Stasio

 Tu lo sai che qui nessuno mi tocca, la polizia municipale fa finta di perseguitare noi prostitute, distribuisce, armi in pugno le multe di 500 euro, e poi, quando il cliente se ne è andato rimane a ridere e a scherzare con me. I carabinieri fanno finta di cercarmi, per consegnarmi un foglio di via da più di un anno ma non mi trovano mai. E grazie. Quello che è addetto alla registrazione del foglio dei turni con le mansioni destinate giorno per giorno nella loro caserma, va pazzo per laa mia fica. Mi viene a chiavare a pecorina appena finisce il turno in caserma ogni giorno, il tempo di mettersi in borghese. Lui mi vuole continuare a chiavare a pecorina, col cazzo che mi fa consegnare il foglio di via! Appena la volante lascia la caserma mi avverte. Abbiamo un segnale convenuto. Dal suo cellulare tre squilli sul mio numero. Significa che stanno arrivando i colleghi. Poi mi manda un sms con un numero, per esempio “15”. Significa che la volante potrà stare qua alla mia postazione di puttana fra circa 15 min. Se sto lavorando arronzo il cliente di turno, lo sai che non spendo mai più di 7 minuti per farlo arrivare con bocca e fica. E se non arriva chi se ne frega, dopo 7 minuti lo arronzo lo stesso, tanto, come tutte noi, mi faccio pagare all’inizio. E mi vado a prendere un caffè. La volante viene, non mi trova, e va a rompere il cazzo a quella stronza di Romena bionda e grassa che sta un chilometro più avanti, per chiederle io dove sto. Lei ovviamente non lo sa, io la odio per tanti motivi, ma per uno in particolare che poi ti racconto magari in un’altra intervista.

Tu mi chiedi: che cazzo faccio quando ho sfasciato la mia macchina e quella dello stronzo di turno che ho urtato? Allora, prima di tutto faccio in modo che l’altro autista non chiami carabinieri o polizia per effettuare il sopralluogo. I carabinieri mi conoscono, lo sanno che sono cocainomane, se vengono mi fanno test alcol e test droga e mi sequestrano la patente. Per calmare lo stronzo a cui sono andata addosso, gli firmo una costatazione amichevole di sinistro, il CID come dite voi, gli firmo tutto quello che cazzo vuole, scrivo che la colpa è mia. Poi, quando ho fatto 2-3 incidenti con una macchina, per esempio con la SUZUKI, me la “vendo” a un’altra puttana, però non le dico che ho fatto incidenti. Lei all’inizio non se ne accorge, perché quando rinnovo l’assicurazione della mia auto, lo faccio per un anno, e figurati se a me una macchina mi dura un anno. Dopo 2 mesi di incidenti già ne ho fatto almeno 3. Allora la scambio con l’auto di un’altra troia della mia organizzazione e quella della cifra astronomica che deve pagare al rinnovo dell’assicurazione, perché mi hanno fatto salire di 4-6 classi di merito, se ne accorge 10 mesi dopo. Sono furba io! Come cazzo mi piace la velocità e l’ebbrezza dello schianto!
Devo stare solo attenta a non ammazzare nessuno, perché se no i carabinieri li chiamano comunque. Ma qua la gente ha la pelle dura, specialmente gli anziani e finora mi è sempre andata bene.
E poi devo dirti una cosa: se ne faccio qualcuno secco, di guidatori Italiani dico, io me ne scappo anche a piedi, telefono ai miei amici della organizzazione di Casaluce e mi faccio venire a prendere.
A me gli Italiani mi fanno schifo, te l’ho già detto, perché sono molli, senza orgoglio, rispettano la legge e pagano le tasse, quasi tutti voglio dire, è chiaro che i miei amici non lo fanno. Ti rendi conto?
 Da noi in Transnistria gli uomini veri non pagano le tasse, se le fanno pagare dagli altri!
Se faccio secco qualche italiano con la mia macchina, ci sarà solo un bastardo vigliacco in meno e un po’ di tasse pagate mancanti.
Però l’Italia mi piace, specialmente il Sud, è un paese con un sole bellissimo e campagne verdi e ricche. Il posto ideale per una come me che è venuta a fare la puttana dalla Moldavia. Viva l’Italia!

© Stefano di Stasio - Ogni riferimento a persone e/o fatti realmente accaduti è puramente casuale


sabato 30 settembre 2017



© 2017 Stefano di Stasio per testo e foto. Qualsiasi tentativo di riproduzione o plagio sarà perseguito in termini di legge

PUNTATA 1 di “CONFESSIONI di Yelena/Elvira prostituta Moldava”:
PUNTATA 2 di “CONFESSIONI di Yelena/Elvira prostituta Moldava”:
PUNTATA 3 di “CONFESSIONI di Yelena/Elvira prostituta Moldava”:
PUNTATA 4 di “CONFESSIONI di Yelena/Elvira prostituta Moldava”:

Pubblichiamo la parte 5 dell’intervista a questa giovane Moldava. In questa parte, la signorina prostituta ci svela come avviene nel dettaglio la consegna di sostanze stupefacenti, mentre lei apparentemente svolge con tranquillità il suo lavoro di “onesta meretrice”.


Mi chiamo Yelena Serpocean, questo è il nome falso sul mio passaporto vero ottenuto corrompendo un funzionario della milizia, e sono nata in Moldavia 24 anni fa, nella Transnistria, quella al confine con l’Ucraina. Dalle mie parti commerciano tutti in armi che esportano in tutta Europa. Sono venuta in Italia a fare la puttana direttamente due anni fa. Il mio nome di puttana è ELVIRA…

E va bene giornalista del cazzo! Sei troppo sveglio per continuare a raccontarti stronzate del perché vengono e vanno da qua il furgone bianco con i tubi di acciaio inox fissati sopra al tettuccio e la macchina bianca, e perché furgone e macchina sono guidate da cittadini con passaporto Bulgaro.
Tanto è inutile, tu alle mie palle non ci credi più e sono sicura che hai capito già tutto!
L’hai visto pure tu che vanno ad aspettarmi direttamente verso il fondo del viottolo di campagna dietro la duna a destra, dove mi apparto con i clienti. E mi aspettano anche parecchio tempo, a volte.
Io ti dico i particolari, ma tu devi darmi altri 800 euro, ok?

OK. Allora, forse tu lo sai già, ma il business in Campania non è più l’estorsione ma il traffico e lo spaccio di droga. Cocaina, eroina e qualche volta crack. Ma soprattutto cocaina e crack, i miei amici lo chiamano vino bianco e vino rosso. Per fare i soldi, molti soldi con queste cose bisogna risolvere due problemi.

Il primo problema è mettere in piedi una organizzazione internazionale che faccia arrivare la merce in Italia. Questo non è difficile perché di stronzi a cui piace viaggiare ne trovi a decine. Poi ci sono gli accordi bilaterali di cooperazione. Per esempio la Moldova, il mio paese, ha fatto un accordo di scambio con la Puglia e ti posso assicurare che non si scambiano solo uva e verdure. Io per esempio, sono venuta in Italia ufficialmente la prima volta come interprete di una ditta Moldava che aveva stretto accordi commerciali con una azienda agricola di Barletta. Altri contatti si prendono con le associazioni che chiamano umanitarie, perché dalla Bulgaria passa il flusso di migranti che vengono a piedi verso l’Europa prima dall’Iraq e dall’Afghanistan e adesso anche dalla Siria, passando per la Turchia.

Esiste una rotta aerea di trasporto della coca e dell’eroina che dal Sud America, fa scalo a Madrid e da lì arriva a Fiumicino, ma la GOA della Guardia di Finanza Italiana l’hanno scoperta il mese scorso e hanno sequestrato 55 chili di cocaina. Lo sai quanto valgono sul mercato 55 chili di cocaina? No? Te lo dico io: valgono più di 20 milioni di euro, in termini di vendita al dettaglio. Quindi, per aereo non se ne parla e, d’altra parte, i miei amici della Transnistria conoscono bene come farne a meno. Da noi quelli più onesti fanno i contrabbandieri. Non posso dirti di più, ma il grosso della merce arriva via mare, a Napoli.

Poi bisogna risolvere il secondo problema. Come ti dicevo, una volta arrivata in Italia la merce deve essere smistata sul territorio, ma non una volta al mese, qua bisogna lavorare tutti i giorni per fare andare avanti le organizzazioni criminali. E invece, il nucleo antidroga dei Carabinieri la GOA della Guardia di Finanza hanno arrestato un sacco di gente negli ultimi mesi. E le organizzazioni hanno bisogno di lavorare sempre, non possono fermarsi nei periodi di “crisi”.

    © 2017 foto Stefano di Stasio                                     © 2017 foto Stefano di Stasio

Allora quando hanno messo ai domiciliari i pusher soliti, che sono Italiani, sai come si fa?
La ricetta anti-crisi, quando mettono ai domiciliari i pusher Italiani è di fare venire in Italia cittadini Bulgari incensurati e qualche puttana dell’Est, dalla Bulgaria, Romania o dalla Moldova.

Tu dici: e perché si prendono i cittadini Bulgari? La Bulgaria è l’unico paese dell’Unione Europea, insieme alla Grecia, che usa un altro alfabeto. Quindi c’è il problema di tradurre in caratteri europei il nome sui passaporti che è scritto in alfabeto cirillico. Là a Sofia e negli altri consolati, anche quello a Roma, ci sono funzionari corrotti della nostra organizzazione internazionale. Quando vanno a fare la trasformazione dall’alfabeto bulgaro a quello italiano, ti possono scrivere quello che cazzo ti pare se li paghi bene!

Lo stesso si può fare, con le prostitute Bulgare e, ma un po’ di meno con quelle che vengono dalla Romania o dalla Moldova come me. Comunque, la tecnica è semplice. Si tratta di cambiare o cancellare le ultime lettere del cognome e di alterare il nome di battesimo. Ci sono alcune lettere del Romeno e della lingua Moldava che non esistono nell’alfabeto italiano, che ha poche lettere in confronto agli alfabeti delle lingue slave dell’Est. Che ne so: DĂNEŞTI diventa DANESC, ŞOROĈEANU diventa SOROCEAN ecc. ecc. Una volta ritoccato anche l’anno di nascita sul passaporto il gioco è fatto, sia per i corrieri Bulgari sia per le prostitute Romene o Moldave.

Però la puttana deve essere sveglia come me, deve saper parlare a perfezione il Rumeno, il Bulgaro, l’Albanese e l’Italiano, anzi deve studiare a fondo il dialetto Napoletano, perché qua tutti parlano in dialetto anche poliziotti e carabinieri e deve tenere sempre le orecchie belle dritte.
 Io sono perfetta, ho imparato a leggere e a scrivere perfettamente l’Italiano in 4 mesi, e tu l’hai visto perché mi hai conosciuto più di un anno fa. All’inizio, ti scrivevo negli sms: “non mi fare innervozire”, oppure "mi sono comprata due giuppini" o “per che” o “inteliggente” o altre cazzate che adesso non ti scrivo più. Ho imparato anche le parole Italiane che si scrivono con l’accento acuto e quello grave, e molti Italiani non sanno nemmeno la differenza fra gli accenti.

Ora ti spiego nei particolari come avviene la consegna.
Io faccio il mio lavoro di signorina puttana come dicono alla mia amica Ana, che fa la prostituta a San Tammaro, i carabinieri quando la incontrano al bar o quando Ana li chiama per farsi pagare da qualche cliente che vuole fare il furbo. Sto qua dalle 9:30 alle 18:00 d’estate, al mio posto in questo crocevia dove partono 2-3 stradine sterrate di campagna. Il mio posto è all’imbocco delle stradine di fianco alla casa abbandonata.

Verso le 12 viene il carico portato qua dal furgone bianco con i Bulgari con i tubi inox sul tettuccio, targa Italiana, intestato a una ditta che lavora nel settore edile vicino Aversa. Imbocca la strada sterrata e si infila nel viottolo a destra, quello dietro la duna di terra dove c’è quella piccola discarica abusiva e là, se non mi hanno incontrato all’imbocco delle stradine mi aspettano, perché io vado a chiavare con i clienti nel viottolo a sinistra di mattina. Poi mi sbrigo e il cliente mi riporta alla casupola scarrupata.
Da qua io vedo dietro la duna e se noto il furgone vado a piedi dove mi aspettano. Il furgone scarica la merce e la mischia alla spazzatura o la sotterra sotto una decina di centimetri di terra. Mi fanno vedere dove la nascondono e ci mettono un segno particolare, che so, una bottiglia di birra vuota. Poi se ne vanno.

Verso le 14, vengono altri con l’auto a ritirare la merce, fingendosi clienti. Parlottano con me all’imbocco della stradina, io salgo a bordo e li faccio andare sul viottolo a destra dietro la duna. Là mi metto a pecorina e mi faccio chiavare, così se qualcuno ci osserva, gli pare che è tutto regolare: puttana, cliente, bucchino e pecorina.
Poi il corriere finto cliente, recupera la droga. Si tratta di consegne di massimo 20-50 grammi, valgono sotto i 5000 euro per lo spacciatore al dettaglio, è roba che pesa poco e che a volte va in un pacchetto di sigarette o in una busta di carta. La merce è impacchettate in buste termosaldate, se sono state un po’ fra l’immondizia o sottoterra non se ne accorge nessuno.
Il corriere mi dà il denaro per la merce e anche questo è una cosa furba, perché chi ci osserva, se qualcuno ci osserva, pensa che il corriere mi sta pagando come fa un cliente qualsiasi con una prostituta. Mi dà mettiamo 3000 euro tutto in banconote da 20 euro. Così se me le trovano addosso dico che me le hanno date i clienti, io, come tutte le altre prostitute, mi prendo 20 euro bocca-fica. Poi il corriere se ne va. Intoppi non ce ne sono di solito, ma qualche volta sì. Per esempio, di venerdì pomeriggio c’è uno stronzo, un avvocato di Aversa, che viene a prelevare sempre molta roba sempre fatto di cocaina. E allora lui la vuole provare subito. Ci appartiamo e lui tira la coca e la fa tirare un po’ anche a me, ci divertiamo insieme. Ma è troppo rischioso per me. Ultimamente gli ho detto che così non va e allora, adesso che l’organizzazione mi ha dato una macchina, ci vediamo nell’albergo qua vicino, Il vitellino rosso, e là stiamo a chiavare ogni venerdì e a tirare coca. L’ultima volta, il 7 Luglio, siamo stati quasi due ore.

Tu dici: ma i soldi poi come li consegni ai capi dell’organizzazione? Teli porti dietro? E se ti fermano a un posto di blocco? Ti rispondo che io sono stata la prima a dire a chi organizza queste cose che denaro o droga in borsa o nella mia auto, con cui vengo a fare la puttana ogni giorno, non ne volevo, perché io non posso stare con 4000 euro di banconote in tasca, a rischio che mi rapinano.
 E allora? Dopo la consegna alle 14 hanno pensato un’altra furbata.

Alle 16 circa viene una macchina guidata da un altro Bulgaro, targa bulgara, tanto adesso la Bulgaria è UE. Lui è incaricato di prelevare i soldi che hanno lasciato gli acquirenti delle 14 e di portarli a destinazione, e anche di riferirmi le consegne per il giorno dopo, chi deve venire a ritirare dietro la duna di terra e con che macchina. Il Bulgaro entra con l’auto nella strada sterrata, la percorre tutta e mi va a spettare in fondo sotto gli alberi. Io lo raggiungo, oppure lui mi aspetta, una volta c’eri pure tu, e mi ha aspettato quasi un’ora mentre noi eravamo appartati. È stato quando lui mi ha detto “dove eri finita?” perché ce ne eravamo andati io e te al nostro posto segreto e lui non mi aveva visto nel posto solito dove vado con gli altri clienti. Io parlo tutte queste cazze di lingue ma il Bulgaro parla solo Bulgaro ed è travestito da muratore. In macchina porta gli attrezzi e viene sporco di calce. Se lo fermano a qualche posto di blocco, lui dice: io torno lavorare, io stanco, dovere mangiare.
Dopo che l’ha ripetuto 4-5 volte, anche il Carabiniere più inflessibile si impietosisce e lo lascia passare. Comunque, lui i documenti della macchina ce li ha tutti a posto e non trasporta droga, porta solo i soldi e i soldi se li mette addosso in una sacca che porta appesa al collo sotto la maglietta. Anche se lo fermano a un posto di blocco e gli perquisiscono l’auto, per fargli una perquisizione corporale serve un mandato particolare di un giudice.

Va bene, caro giornalista del blog del cazzo Parole e Fotografie, tu sei un figlio di puttana, ti ho detto quello che già avevi immaginato dopo che per un anno mi hai ronzato intorno. Però adesso dammi i soldi che abbiamo pattuito e vattene affanculo, che sono quasi le 12, è orario di consegna!

© 2017 testo e foto Stefano di Stasio. Qualsiasi riferimento a fatti e persone realmente esistenti è del tutto involontario e dovuto a mera casualità.


giovedì 28 settembre 2017

DUE AGENTI di POLIZIA MUNICIPALE INDAFFARATI contro la PROSTITUZIONE DILAGANTE nel loro COMUNE. Parte 1

COME ESEGUIAMO I NOSTRI INTERVENTI di REPRESSIONE del MERETRICIO in STRADA

© 2017 Stefano di Stasio per testo e foto. Qualsiasi tentativo di riproduzione o plagio sarà perseguito in termini di legge

HINT for SOUNDTRACK:

Oggi, vi racconterò una favola. Non è a lieto fine, ma è maledettamente vera. Quando si dice che la realtà supera l’immaginazione…
C’era una volta un paese non molto lontano, bagnato dalle acque di un fiume, che gli antichi osci battezzarono Volturno per significare la terribile afa distruttrice di ogni raccolto nei mesi estivi. E in questo paese c’erano dei vigili urbani, che pomposamente si definivano polizia municipale, che erano stato incaricati da un sindaco fascista di battere metro per metro le campagne circostanti.
Alla ricerca di che? No, no, non di cattivi e delinquenti, quelli potevano essere amici di famiglia.
I vigili, come sceriffi nel far west, pattugliavano diligentemente le campagne alla ricerca di puttane, sì, avete capito bene, prostitute. Insomma, è come se gli sceriffi andassero ogni giorno a caccia di quaglie, solo che le quaglie avevano culo da fuori e perizoma di pizzo per attirare i villici con irresistibili orgasmi a buon mercato. A quanto? A 20 euro alla botta, la botta significava anche soltanto da 4 a7 minuti di tempo, dipendeva dalla pretenziosità della puttana che si capitava.
Due sceriffi in particolare, che si chiamavano Vanni Dalcampo e Tore De Pietro, erano stati incaricati del pericoloso pattugliamento. Armati di tutto punto si appostavano, seguivano senza farsi vedere la macchina del cliente di turno con la puttana a bordo e poi quando sul glande già era stato assicurato il profilattico, si avvicinavano, pistole in pugno e intimavano: alzate le mani e non fate scherzi. Una volta, anzi molte e molte volte, una di queste prostitute che veniva dalla Transnistria, che è una terra della Moldova popolata da trafficanti e criminali, e si chiamava Yelena Serpocean, almeno questo era il nome che aveva sul suo passaporto probabilmente falso, fu coinvolta in queste incursioni valorose dei due agenti Dalcampo e De Pietro. E dopo Yelena raccontò quanto era accaduto nei dovuti particolari, per esempio, che quando si affacciavano armi in pugno alla macchina improvvisata alcova del cliente con la prostituta, allora era capitato spesso che clienti si alzavano di scatto i pantaloni con tutto il preservativo ancora sulla capocchia dell'uccello. E la stessa donna disse anche al cantastorie, il cui nome era ©Udo Svengborg®e che veniva da un paese lontano e da un tempo antico, che molti suoi clienti avevano intorno a 70-80 anni e si ingozzavano di medicine pro-erezione, perciò vi lascio immaginare, quanto poteva essere pericoloso per loro uno spavento del genere.
Ma gli sceriffi applicavano la legge, anzi dicevano che loro erano la legge in quei territori bagnati dal Volturno. Ovviamente, all’intervento terroristico a mano armata seguiva il cosiddetto verbale con una multa da 500 euro, che poi consisteva in una sbiadita fotocopia da compilare in triplice copia a mano. E là era da ridere, perché Vanni Dalcampo, quello dei due vigili che si incaricava della compilazione della triplice copia, non era nemmeno capace di ricopiare integralmente quello che era scritto sulla prima copia. Che so, per esempio, se c’era una contestazione del malcapitato cliente, veniva automaticamente travisata dalla prima alla seconda copia e poi arrivato alla terza copia, Dalcampo scriveva praticamente quello che cazzo voleva. E fin qui tutto regolare, almeno apparentemente. Naturalmente, il verbale di 500 euro veniva fatto anche alla puttana, perché la legge era uguale per tutti.
Quasi uguale, però. Perché il cliente tirava fuori la carta di identità Italiana con tanto di nome, cognome e indirizzo. Invece la puttana tirava fuori al massimo la fotocopia del passaporto con nome e cognome rigorosamente falsi e dichiarava agli sceriffi un indirizzo altrettanto platealmente falso. E per gli sceriffi questo era regolare. E perché? Provate un po’ a indovinare.

    © 2017 foto Stefano di Stasio                                    © 2017 foto Stefano di Stasio


Per mettervi sulla strada vi dirò che entrambi gli sceriffi Vanni Dalcampo e Tore De Pietro, quando facevano questo tipo di interventi sul campo, cominciavano a guardare con insistenza la merce delle puttane, e voi lo sapete di che cosa sto parlando, praticamente di quello che si vedeva senza veli fra e dietro le gambe delle oneste meretrici e all’altezza del loro generoso decolté. Poi, impercettibilmente, all’agente PM Tore cominciava a colare bava dagli angoli della bocca e l’occhio nero dell’agente PM Vanni diventava sempre più piccolo, oblungo e lucente, praticamente quello di un porco. Ed entrambi cominciavano ad accalorarsi per davvero.
Dopo la formalizzazione delle multe, seguiva un attimo di scoramento, scoramento del cliente intendo e di malcelata soddisfazione dei due sceriffi per l’impresa compiuta. Per onestà, è necessario qui specificare che la multa della puttana non sarebbe mai stata pagata, e Dalcampo e Di Pietro questo lo sapevano perché probabilmente era la decima volta che le facevano un verbale, e invece quella del cliente sarebbe stata pagata a tempo di record per paura che la moglie dello stesso venisse a sapere la cosa magari a mezzo di una comunicazione postale. Dopo di ciò tipicamente il cliente se ne andava sconsolato mentre la puttana, ovviamente, rimaneva al suo posto.

E questo chi l’ha raccontato al cantastorie? Ma naturalmente Yelena Serpocean, che l’aveva, per così dire, preso in simpatia. ©Udo Svengborg® aveva conosciuto molte donne nella sua vita, di ogni paese e di ogni cultura, e quasi tutte le aveva fatte contente, sessualmente intendo.

     © 2017 foto Stefano di Stasio                                              © 2017 foto Stefano di Stasio


E dunque, come aveva raccontato Yelena, anche i vigili con lei rimanevano intrattenendosi in ameni discorsi scherzosi con la troia, oh scusate, volevo scrivere la signorina prostituta, che rideva, insieme a loro, di come il cliente se l’era fatta sotto.
Ma poi gli sceriffi cominciavano a provare una strana sensazione, un opprimente senso di insoddisfazione fisica, e si innescava l’azione di un tarlo della mente tormentoso e insistente, che cominciava a rodere i poveri cervelli da sceriffo, accresciuto, tanto più dalla erezione e dalla adrenalina che, probabilmente, gli avevano procurato la vista della ravvicinata della merce della puttana e l’intervento speciale armi in pugno che avevano appena effettuato, rispettivamente.
E per ora basta così, ©Udo Svengborg®è vecchio, molto vecchio, e si stanca facilmente. Il resto ve lo racconterà nella prossima puntata.

© Stefano di Stasio. I nomi nei racconti sono totalmente inventati. Ogni riferimento a fatti o persone realmente accaduti o esistenti è puramente casuale e involontario.