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mercoledì 9 agosto 2017

CONFESSIONI 2 di una PROSTITUTA MOLDAVA / Parte seconda
Per me l’Italia è il Paradiso: chi sono i miei clienti

© 2017 Stefano di Stasio per testo e foto. Qualsiasi tentativo di riproduzione o plagio sarà perseguito in termini di legge

La puntata precedente è al link:

Pubblichiamo la parte 2 dell’intervista che, l’inviato di PeF ha raccolto in prima persona da questa giovane Moldava venuta clandestinamente in Italia per esercitare traffici illegali sotto la copertura dell’attività di meretrice.
“Mi chiamo Cristina Sorocean e sono nata in Moldavia 24 anni fa a Drochia/Soroca. Dalle mie parti commerciano tutti in armi e sostanze stupefacenti che esportano in tutto il Medio Oriente e in Europa.

Sono venuta in Italia due anni fa. Esercito l’attività di prostituta ma con i soldi che prendo ai clienti ci compro solo le sigarette. Il mio ruolo nell’organizzazione di cui faccio parte, è quello che mi dà i soldi veri, quelli a tre zeri. Il mio nome di puttana è ELVIRA…”

Dove eravamo rimasti? Ah, sì. Ti dicevo che quando ho cominciato a fare la puttana a Gennaio 2016 guadagnavo bene, anche 400 euro al giorno. Eravamo tre allo stesso posto, io ero la più giovane e la più carina, e poi ero nuova, tutti volevano assaggiare la mia fica e il mio bucchino, anche se, come sai, io i bucchini non li so fare, il cazzo in bocca mi fa venire da vomitare. Ho fatto la signora, borse firmate, scarpe da 300 euro, che compravo nei centri commerciali attorno a Aversa. A quei tempi mi accompagnava qua in campagna e mi veniva a riprendere una ex-prostituta albanese cocainomane. Prendeva 25 euro al giorno per il passaggio da qua a Carinaro di Aversa, dove mi ha affittato la casa clandestinamente un poliziotto.

Poi ho cominciato a ricevere delle intimidazioni. Una volta, che c’eri pure tu, è venuto un tizio che guidava una macchina rosso semaforo con il cofano dipinto di nero. Erano due, dietro di lui c’era anche una macchina verde chiaro che faceva da esploratore, ha girato un po’ prima che intervenisse quello con la macchina rossa, per vedere che tutto fosse tranquillo. Poi ha dato il via libera al compare. L’hai visto pure tu che avevi il binocolo, mentre noi stavamo appartati lontano dal mio posto di stazionamento. L’uomo con la macchina rossa è entrato come un fulmine nel caseggiato diroccato lungo la strada dove lavoro e ha rubato la mia borsa con le chiavi di casa. Quando la sera sono rincasata, sono andata al bar dove si riuniscono tutti i camorristi che lavorano con le puttane, loro ci chiamano le ragazze. Ho chiesto un po’ ai miei amici di allora e dopo una telefonata ho visto arrivare il tipo con la macchina rossa e il cofano nero. Mi ha fatto “se vuoi indietro le chiavi e la borsa, devi lavorare per noi”. Io non avevo voglia di fare casini con il padrone di casa, quel poliziotto che viene a prendersi l’affitto quando io non ci sono. Gli ho detto di sì.

  
   © 2017 foto Stefano di Stasio              © 2017 foto Stefano di Stasio

Da allora ho lavorato per un altro giro, più forte. Alle mie due amiche romene sono continuati a succedere guai. Le rapinavano, le minacciavano e cose di questo genere. Lo scopo? Era quello ci farmi rimanere da sola in questa campagna. Poi ho capito perché.

Anzi! Tu lo sai già perché, te l’ho detto nella prima parte dell’intervista. Dovevo fare il vigile della cocaina. Veniva un corriere la mattina, sempre con un furgone bianco, e lasciva un sacco nascosto nella discarica dietro la duna di terra laggiù. Una volta il furgone bianco è sceso nella campagna quando stavamo appartati io e te. L’hai visto anche tu. È arrivato attraversando i campi incolti dove avevano da poco tagliato il grano e si è avvicinato a noi a quasi 20 metri. Ma io ti ho detto di stare giù, e loro non ti hanno visto bene. Gli ho fatto un cenno con il braccio sinistro, quello dove ho il tatuaggio a forma del diavolo caprone, è il segno della nostra organizzazione dalla Moldova/Transnistria. E se ne sono andati. Dopo ho detto loro che tue eri un cliente qualsiasi e che mi ero attardata con te perché ce l’avevi moscio e mi hai dato 100 euro per aspettare che ti facessi arrivare.

Comunque, il furgone bianco lasciava i sacchi ben sigillati con la cocaina nella discarica dietro la duna di terra. Io ci andavo a chiavare con i clienti là dietro, e quindi lo sorvegliavo fino alle 18. Quando io andavo via dopo pochi minuti, si infilava dietro di me che uscivo dalla strada di campagna e andava a recuperare il sacco di cocaina. Qualche volta lasciava anche lui qualcosa, nel caseggiato diroccato dove butto i preservativi e i fazzoletti di carta usati con i clienti.

 
   © 2017 foto Stefano di Stasio              © 2017 foto Stefano di Stasio

Adesso, dopo che ho avuto la SMART, ho fatto progressi in questa organizzazione internazionale che si occupa di traffico di stupefacenti. Una volta al mese viene a parlare con me il boss grosso, quello che è insospettabile. La prima volta è venuto il 7 Giugno, era mercoledì, ma non è venuto lui personalmente la prima volta. Ha fatto venire a prendermi un ex-carabiniere in pensione di Piedimonte Matese, quello che ha la macchina di 100 mila euro. Siamo andati lontano, in un albergo dalle parti di Cassino, forse il Boss veniva da Roma non so. Là il Boss mi ha voluto prima chiavare bene, si è sniffato anche un paio di piste di cocaina e poi abbiamo parlato. Sono stata fuori quasi tre ore. Quando sono tornata al mio posto di puttana, ho trovato te che ti sei pure incazzato, perché ti avevo dato appuntamento e mi avevi aspettato per più di due ore.
Un’altra volta il Boss grande di Roma è venuto più vicino, aveva cominciato a fidarsi di me. È stato venerdì 7 Luglio, era venerdì. Siamo andati all’hotel “Il Cavallino”, quello cha sta a due km da qua.
Siamo sati un’ora e mezza, stesso andamento del nostro incontro precedente. Nella stanza di albergo, ha sniffato un po’ di cocaina e questa volta ha preteso che lo facessi pure io. A me girava un po’ la testa, ma poi sono diventata euforica e mi è piaciuto.
Gli ho fatto un grande bucchino e mi sono fatta chiavare come una troia. Anche in culo. Da allora la sniffo anche io. D’altra parte, la cocaina non la pago, diciamo che è inclusa nel prezzo con cui mi pagano come vigile e custode della merce.

Perché ti sto dicendo queste cose? Te lo dico: ci conosciamo da un anno, io chiavo con un sacco di gente. Ma tu mi fai arrivare, mi hai fatto arrivare come una troia decine e decine di volte. E allora, sento che qualcosa te lo devo. Ma non ti illudere! Appena trovo un altro che mi fa arrivare, ti scarico, perché tu sei troppo curioso e parli troppo, anche con la mia collega rumena, Miriam, che sa tutti i cazzi miei, ma questi altri fatti non li sa e non li deve sapere, caro giornalista del cazzo!


© 2017 testo e foto Stefano di Stasio

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