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venerdì 28 luglio 2017

REPORTAGE sulla PROSTITUZIONE in Italia. 
ELVIRA: il racconto e le incongruenze

Reportage PARTE 1

Reportage PARTE 2

Reportage PARTE 3
© 2017 testo e foto sono di Stefano di Stasio. Qualsiasi tentativo di riproduzione o plagio sarà perseguito in termini di legge

PeF. Elvira/Cristina puoi raccontarci come si svolge la tua giornata?
E/C. La mattina ci vediamo con chi sai tu in un bar fra Casaluce e San Tammaro di Aversa. È il nostro punto di ritrovo, di noi prostitute intendo e dei nostri amici. Facciamo colazione e loro ci danno un po’ di indicazioni per la giornata. Nei processi per camorra per esempio servono due categorie di professionisti: avvocati e medici. Noi serviamo per pagare in natura le prestazioni di questi professionisti. I medici lavorano tutti in ospedali pubblici e ASL, là dove si fanno i referti di medicina d’urgenz o di medicina legale e anche dove vanno quelli che stanno in carcere a fare la visita quando accusano malattie e cercano di allentare il carcere duro o di tentare un’evasione. Ognuno dei nostri protettori ci dà la foto e l’orario di massima di quando il medico o l’avvocato passerà dalla nostra postazioni in strada per riscuotere sesso senza pagare a fronte di un favore fatto ai miei amici.

PeF. E poi? Andate al lavoro verso che ora?
E/C. L’orario in cui ci dobbiamo trovare ai posti che ci siamo scelte è circa le 9:30. L’accordo con l’organizzazione consiste nell’essere disponibili gratis per avvocati e medici e inoltre ci viene chiesta una tassa mensile che varia da ragazza a ragazza ma non è mai meno di 1000 euro. Il primo giro di controllo dei nostri amici, per vedere che non ci allontaniamo dai nostri posti e se tutto è a posto, è alle 10 circa, poi alle 13 e alle 16. Io, prima di entrare nel giro buono, venivo presto la mattina e cominciavo a fare la puttana verso le 8:30. Poi mi trattenevo oltre le 16 che è l’orario concordato con loro, fin verso le 18. Tutto quello che guadagno prima delle 10 e dopo le 16 lo tengo per me senza tassa.

PeF. C’è una sola organizzazione?
E/C. No, diciamo che ogni nazionalità ha il suo riferimento, le albanesi contattano prima gli albanesi, le rumene i rumeni, ma poi sta a te fare carriera, perché il gruppo più potente è uno solo, quello con cui sto io adesso e che mi ha dato una SMART bianca nuova di zecca. Per esempio te le ricordi quelle prostitute romene che stavano con me l’anno scorso? E quella albanese dall’altra parte del fiume? Sono state tutte allontanate. I carabinieri hanno consegnato a tutte il foglio di via. Anche per me era pronto un mio foglio di via, ma come vedi sto ancora qua. È rimasta solo una romena, quella bionda grassa con le zizze enormi, un po’ più grande di età, quella che i clienti ci vanno specialmente perché sa fare bene i bucchini. Quella è una schifosa, chiava senza preservativo e fa anche in culo. Anche i bucchini, se la pagano di più, li fa senza preservativo! Non parlare con lei, mai! Anche se vai a farti fare un bucchino, non ci parlare e non la stare a sentire, ok? È una schifosa!

                                                      © 2017 foto Stefano di Stasio

Mentre lei raccontava la sua giornata tipo, mi rendevo conto che il suo racconto non quadrava. Avevo visitato altre prostitute della zona e mi ero fatto un profilo tipico più o meno valido per tutte: rispetto per il cliente per non spedirlo dalla puttana concorrente, bassa scolarità, spesso divorziate e con figli, nessuna difficoltà alle pratiche base del mestiere, bocca/fica, prestazione di almeno 20-25 min. Viceversa, Elvira/Cristina era istruita, parlava correntemente Romeno, Albanese, Russo, Bulgaro e Italiano, aveva due diplomi universitari in economia, disprezzava i clienti, contava con il cellulare 5-7 minuti di rapporto sessuale, cazzo in bocca pochi secondi e poi nella fica ma solo a pecorina, se il cliente le chiedeva qualche minuto in più oppure qualche fantasia particolare, anche minima, come di dirgli delle parole zozze o di accarezzarlo un po’, era capace di rispedirlo a casa in bianco senza farlo arrivare, aveva problemi con le pratiche base di una puttana, diceva che il bucchino, una pratica che le faceva schifo anche se le piaceva farsi leccare la fica, la faceva vomitare, si faceva chiavare solo alla pecorina e solo in piedi, perché diceva che le macchine di molti clienti campagnoli erano sporche, e infine, chiavava anche male. Insomma sembrava non importarle affatto né di perdere i clienti, né dei soldi che diceva di aver bisogno di guadagnare con la sua presenza ossessiva dalla mattina presto fino al tramonto al suo “negozio” quel caseggiato diruto di fianco a quel viottolo di campagna, pieno zeppo di preservativi usati, fazzoletti imbevuti e ratti. Voleva o doveva essere presente ai bordi della strada per qualche altro motivo. I suoi clienti erano per circa il 70% pensionati, per un 15% operai che andavano a chiavare con lei spesso con il furgone della ditta, un 10 % campagnoli e venditori ambulanti e per il rimanente 5 % medici e avvocati, con l’eccezione di uno studente universitario, che poi alla fine scelse la concorrente rumena, la bionda grassoccia e prosperosa, probabilmente esasperato dal cronometro di Elvira e dalle sue limitazioni cogenti. Un’altra differenza con le altre puttane era che cambiava cellulare spesso. Mi mostrava gli i-phone con lo schermo spaccato e inventava le scuse più assurde: diceva che c’era un topo in casa, che le era caduto. In realtà, come seppi in seguito, Elvira/Cristina la sera nei locali della movida di Carinaro di Aversa era solita imbottirsi di alcoolici, aveva persino distrutto un’auto che le avevano prestato. E tuttavia tanti i-phone distruggeva e nuovi i-phone comparivano dopo al massimo 48 ore nuovi di pacco, sempre però con la stessa SIM. Lei diceva che la SIM gliela avevano data i suoi amici camorristi e che a quel numero non era associato nessun nome utente.
Due cose di lei colpivano l’immaginazione: il tatuaggio che aveva sull’interno dell’avambraccio sinistro, sembrava una di quelle effigi medioevali del diavolo raffigurato come un caprone, e un paio di misteriosi clienti importanti che la visitavano una volta al mese circa e con i quali andavano a chiavare o nell’albergo “il cavallino” nei paraggi oppure in alberghi a 30-40 km di distanza. Con questi Elvira, così attenta al cronometro staccava la spina e, a volte, ci si tratteneva anche da 1 ora e mezza fino a 3 ore, dicendo che da entrambi veniva remunerata con 100-150 euro. Figuriamoci se erano clienti normali!
Negli stessi intervalli di tempo Elvira era capace di passarsi da 10 a 20 clienti, che significava, senza regali extra, da 200 a 400 euro. E lei, invece, si era diplomata in matematica presso l'università del suo paese del cazzo, la Moldova.
Conclusi che l’attività di puttana era per Elvira/Cristina una copertura ben congegnata, e che la sua parte, nella potente organizzazione di cui mi parlava, non era di pagatrice di pizzo e di prestatrice di manodopera per bucchini e chiavate gratis ad avvocati e medici conniventi, ma era ben altro.

    © 2017 foto Stefano di Stasio                      © 2017 foto Stefano di Stasio

    © 2017 foto Stefano di Stasio                      © 2017 foto Stefano di Stasio

FINE REPORTAGE PARTE 3. CONTINUA

© 2017 testo e foto sono di Stefano di Stasio. Qualsiasi tentativo di riproduzione o plagio sarà perseguito in termini di legge

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