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mercoledì 26 luglio 2017

REPORTAGE sulla PROSTITUZIONE in Italia: 
INTERVISTA a ELVIRA


Reportage PARTE 2

© 2017 testo e foto sono di Stefano di Stasio. Qualsiasi tentativo di riproduzione o plagio sarà perseguito in termini di legge

Dopo mesi di diffidenza iniziale, riuscii a entrare in contatto con quella che pensavo essere la personalità della prostituta Moldava che si faceva chiamare Elvira. Le facevo delle domande e a lei piaceva rispondermi, mi diceva “Io non sono puttana, faccio la puttana”, “con te mi sento Cristina, non Elvira”, Cristina era il suo vero nome. Mi parlò del suo primo fidanzato Pietro in Moldavia e del primo in Italia, tale Lorenzo. Mi diceva che lei non tradiva, che erano gli altri che l’abbandonavano. Mi disse che, quando era arrivata in Italia nel 2015 a 22 anni, aveva affittato una casa dalle parti di Carinaro di Aversa, senza contratto dal proprietario che faceva il poliziotto che veniva a ritirare l’affitto quando lei non c’era. Mi diceva che aveva cominciato a esercitare il mestiere di prostituta nel Gennaio 2016 perché, dopo il suo arrivo ad Aversa aveva lavorato in un bar e aveva perso il lavoro perché il gestore del bar la teneva al nero. Anche diceva che era stata mesi senza lavorare e che poi, alla fine, aveva conosciuto una prostituta Romena che, impietosita della sua condizione economica le aveva proposto di lavorare con lei e l’aveva accompagnata la prima volta per insegnare come si faceva. Mi parlava della sua famiglia in Moldavia, padre, madre e una sorella, e mi mostrava le foto. In quel periodo durante l’estate e l’autunno del 2016, ogni santo giorno era solita salire e scendere senza riposo dalle macchine dei clienti che si alternavano facendo la fila, una roba da far venire il capogiro. Quindici, venti clienti al giorno, tariffa per prestazione standard bocca-fica 20 euro. Mi confidava che lei si rifiutava di fornire prestazioni “particolari”, come gli chiedevano i clienti Italiani, visto che lei andava solo con gli Italiani e con gli immigrati dell’est, come lei, o con gli africani no. Diceva che la sua prestazione consisteva nel fare al cliente pochi secondi di pompino, perché il cazzo in bocca le faceva venire da vomitare, e poi diceva che assumeva la posizione detta pecorina per farsi chiavare, con le cuffiette nelle orecchie e il cellulare in mano per contare i minuti di prestazione. Il suo limite massimo per un cliente di 20 euro era, in quel periodo, di 15 minuti, là in campagna nella macchina del cliente, oppure di 30 minuti, ma con un pagamento di 50 euro, in uno degli alberghi per puttane dei paraggi.
Mi diceva anche altre cose con una disinvoltura pazzesca e una proprietà di linguaggio e padronanza dell’Italiano parlata e scritta che mi facevano dubitare che lo avesse imparato nei pochi mesi che diceva di aver lavorato in quel bar a Casaluce/Carinaro di Aversa.
Non ci misi molto a scoprire che mentiva benissimo e che il 90 percento delle cose che mi confidava Elvira/Cristina erano palesemente false. Me ne accorsi le prime volte per deduzione logica, poi per caso, poi considerando sempre nella mia mente, come seconda opzione, che la realtà fosse l’esatto contrario di quando diceva e andando a verificare di persona, quando era possibile.


FINE REPORTAGE PARTE 2. CONTINUA

  
   © 2017 foto Stefano di Stasio                                 © 2017 foto Stefano di Stasio

 
   © 2017 foto Stefano di Stasio                                 © 2017 foto Stefano di Stasio

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© 2017 testo e foto sono di Stefano di Stasio. Qualsiasi tentativo di riproduzione o plagio sarà perseguito in termini di legge

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