Cerca nel blog

lunedì 13 marzo 2017

PM3. U’ PINNULO / La pillola

© Prospettiva Monka PM e i racconti ivi riportati sono Copyright e ® Stefano di Stasio 2016 e 2017.

Soundtracks consigliate:
https://www.youtube.com/watch?v=x2YlbiyiuMc
https://www.youtube.com/watch?v=L6MuBslefto

NOTA dell’Autore

Questo racconto è ispirato liberamente a fatti reali a me confidati da ELVIRA/Cristina S., una prostituta Moldava esercitante da tre anni in Italia, che parla correntemente 5 lingue. Tuttavia i nomi e le vicende narrate sono frutto di fantasia e ogni collegamento diretto a persone realmente esistenti è puramente casuale. Ringrazio Cristina S. per la sua disponibilità alla correzione delle bozze del racconto stesso, incluso nella raccolta PICCOLE STORIE di VITA BASTARDA Ed. ALDENIA (FI), in tutte le librerie dal 28 Settembre 2017.

MI chiamo Alfonso Capotosta, ma tutti quanti al mio paese mi conoscono come U’ Kiuov’ perché alla tenera età di 7 anni, per scommessa con un mio compagno delle scuole elementari, mi ingoiai un chiodo da 12 cm. Mi ricordo ancora papà che si cacò sotto e mi accompagnò all’ospedale, per fortuna riuscirono a tirarmelo dallo stomaco con una calamita.
Di mestiere ho fatto l’ambulante, ora sto in pensione. Ci ho settanta anni e non me li porto tanto bene, anche se mia figlia mi dice sempre che sembro un giovanotto. Sì sì. U’ cazz’ u’ giovanott’! Mia moglie si chiama Concetta, è una donna casa e chiesa. E quello è il fatto e pure il problema, per me. Aspettate e fatemi parlare pekké , se no, mi scordo quello che vi voglio dire.
Le scommesse sono sempre state la rovina della mia vita. Vuie mi dicite e per quale motivo? E adesso ve lo conto.
Io stavo in grazia di Dio quando ero giovanotto, poi mia madre si mise nelle orecchie e disse che mi dovevo trovare una mugliera, tenevo ventiquattro anni. E va bene, io pensai, e dove la vado a prendere una mugliera?
La domenica tutte le donne del mio paese andavano a messa. O’ non ce nestava una che mi piaceva, erano tutte cesse sti’ bardasce, queste ragazze in età da marito.
Allora, siccome la messa si dice alla domenica anche negli altri paesi, mi accattai una lambretta, io lavoravo da quando tenevo sedici anni e i soldi ce li avevo, e mi misi a girare per tutte le chiese e le congreghe della mia zona,  e pure più lontano. In una giornata sola mi facevo pure cento chilometri.
 Così conobbi mia moglie, mio padre teneva la terra e, di quello che mangiavamo in casa comprava solo la pasta. Mia moglie c’aveva il padre che teneva il mulino vicino al fiume e la pasta non la pagava perché il pastificio, quando andava a ritirare la farina, gli regalava al padre un bel po’ di pasta, che tante volte nella sua famiglia non sapevano che farsene. Così io pensai: accussì nun accatt’ chiù nient, non comprerò più niente e perciò mi fidanzai con Concetta. E poi me la sposai pure e facemmo quattro figli: Anita, che è quella che mi dice u’ giovanott’, Assunta, Carmelina e Pasqualino, che è il più piccolo di età. Crescettimo i figli poi le mie figlie si cominciarono a sposare e a figliare e io addiventai nonno, che pe’ n’omme è na bella cosa!
Mia moglie si cominciò a fare anziana e certe cose non le voleva fare più. A me mi prodeva ancora, stu strunz’ che tengo in miez’ i’ cosce! Questo stronzo che tengo in mezzo alle gambe. Andavo al bar e mi lamentavo con i miei amici, io sono sempre stato una persona lamentosa assai. Mi lamentavo pure cu Pepp’, kell’ata faccia e’ cazz’. E Peppe, che non ce la faceva più,  e grazie! perché lui si è preso una moglie venti anni meno di lui.
Peppe una volta mi dicette:
 Affo’ neh ma pekké nun ti vai a fa’ na puttana?
Gesù, ci risposi, e sai quante malatie mia ammisca a me?
Ma che cazz’ dici Affo’, chelle usano tutte quante u’ preservativo, so’ finuti i tiempi dei bordelli! Sono finiti i tempi in cui esistevano i bordelli!
 Si’ sicuro, oi Pe’?
Ma stai pazziann’, e chisti tiempi si truovi a una che fa’ senza t’ pav’ quatt birre!  E po’ m facc’ dicer’ a te addo’ sta che c vak pur’io!
Mi feci la scommessa con Peppe. Mi giocai quattro birre e una stecca di sigarette di contrabbando che io ci andavo. Se non ci andavo gliele davo a lui e se io andavo con le puttane me le dava lui a me!
Io tenevo un fratello Pasquale Capatosta, che era tanto un brav’uomo. Pure lui casa, lavoro e chiesa.
 Ue’, ma vuie u’ sapite che la prima volta che andai dalle puttane che si mettono nella campagna vicino al fiume, contemporaneamente, ma che dico, nello stesso momento che io arrivavo con Teresa, una di queste che si faceva chiamare Terri, ma io l’ho sempre chiamata Teresa, e vi dicevo negli stessi ora e minuto, Pasquale avette un infarto e schiattò, così senza dire niente a nessuno, e, diversamente da me che mi lamento sempre, non ebbe il tempo di lamentarsi che era già muort’.
Cos’ a sci’ pazz’, una cosa da dare di matto!
Comunque io, una volta cominciato ad andare con le puttane, ci continuai ad andare per 4-5 anni. Poi mi feci un po’ vecchio e, semp’ stu strunz’ che tengo in miez’ i’ cosce, cominciò a non funzionare più bene. Cioè funzionava, ma siccome mi veniva la voglia quando stavo a casa e Concetta ormai aveva chiuso le porte e non mi faceva fare niente più, per mentre che andavo da casa mia fino al posto dove stava a faticare a 20 euro la botta, ma a me qualche volta mi faceva pure lo sconto a 15 euro, quello si ammosciava e Teresa, che ormai ero entrato in confidenza mi diceva Affo’ tu ti devi prendere qualcosa se no, adesso siamo amici, butti solo i soldi con me perché se non si indurisce non entra. Io non posso farci nulla. Un po’ di pompino te l’ho fatto, un bel po’ di sega pure, che altro posso fare? Teresa era dell’Albania e aveva fatto l’università a Roma, parlava l’italiano meglio di me, pure se nun ci vuole assai, u’ssaccio, questo lo so!
Andai dal medico della cassa mutua che si chiama dottor Porrone ma tutti dicono che si chiamava Porcone e che ha pagato e si è fatto cambiare la “c” con la “erre” nel cognome.
Buonasera, dottor Porrone, io tengo un problema! E lui: accomodatevi, Affonzo, e ditemi tutto sono a vostra disposizione. Gli raccontai il fatto e lui annuiva e pareva che non si meravigliasse, mi sono scordato di dirvi che più o meno, il dottore c’ha la stessa età mia.
Mi fece una prescrizione di una pillola da prendere un’ora prima delle “prestazione sessuale” come dice lui, cioè della sciammerika, come dico io. Però si raccomandò: Affonzo, voi avete quasi settanta anni, ve ne potete prendere una alla settimana, non di più. E così feci. Andai da Teresa, che mi voleva bene e dissi: è arrivato il momento della vendetta! Teresa all’inizio non capiva, poi toccò da sopra al pantalone e fece: e che è successo? Bocca-fica, come dice Teresa, e pure le altre, e così mi feci una sciammerika che non mi ricordavo quanti anni prima me l’ero fatta, una così.
Mi infervorai. Così una settimana andavo da Teresa detta Terri, e quella dopo da una giovane, una dell’est che teneva venti anni, così diceva, che diceva si chiamava Natalia detta Chantal. E all’inizio me ne sono visto bene.
Poi successe una cosa. Mi pigliai u’ pinnulo un’ora prima e andai sul posto dove stava questa giovane. Pioveva. Di solito, pure se all’inizio non si vede, lei lascia la sedia sulla strada per dire che sta con un altro cliente e che torna dopo 15-20 minuti. La sedia però non ci stava. Aspettai lo stesso, perché era domenica e Teresa la domenica si riposa. Dopo 1 ora e mezza che mi ero preso u’ pinnulo, cominciai a sudare freddo e mi veniva da vomitare pure. Maronn’ , madonna, come mi sentii male quel giorno. Tornai a casa e mia moglie mi fece pure una cazziata perché aveva trovato la scatola delle pillole, e lei è casa e chiesa, ma mica è deficiente!
La domenica dopo, mi pigliai un’altra pillola e questa volta la trovai a Chantal. Glielo dissi, tu mi fai murì! M’ero pigliat u’ pinnulo domenica scorsa e nun t si’ fatta trova’. A Chantal pure gli dispiacque, ma sai quella che se ne fotte veramente? È giovane, ma è tanto bellella! Poi mi fa bene i bucchini, cosa che mia moglie, se glielo chiedevo quando aveva la sua età, l’età di Chantal dico, che già eravamo fidanzati io e Concetta, mi sputava in faccia e, perciò, io non glielo ho mai chiesto.
Chantal mi stava pure a sentire dopo la sciammerika,  io sono lamentoso e le dicevo sempre: mio fratello Pasquale è già muort da cinque anni, e io me lo sento, secondo me è l’ultima volta che ci vediamo, sto pe muri’ pur’io!
Chantal si metteva pure  a ridere, ma io me lo sentivo veramente. Però questa cosa che stavo per morire gliela dicevo già pure a Teresa quando andavo da lei, che ci posso fare se poi non morivo, io me lo sentivo così.

© 2016 Prospettiva Monka e tutti i racconti di questa rubrica sono copyright Stefano di Stasio. La riproduzione, anche parziale deve essere autorizzata per iscritto dall’autore. Eventuali abusi saranno perseguiti in termini di legge.

Nessun commento:

Posta un commento